Dalla Riforma Agraria alla PAC 2028-2034. Strategie di sviluppo per le imprese e i territori

Sezione Sud Est dei Georgofili

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La Riforma Agraria, iniziata nei primi anni 50 per effetto della Legge Sila e della successiva Legge Stralcio, ebbe un ruolo importante per lo sviluppo dell’agricoltura e del suo indotto, a cominciare dal riscatto di migliaia di famiglie di contadini, i più poveri, non solo nel meridione d’Italia, ma anche in Maremma e nella bassa Romagna. Come ricordato nel recente discorso di fine anno dal Presidente Mattarella fu una stagione di grandi riforme. Da solo l’Ente di Riforma Fondiaria di Puglia, Basilicata e Molise trasformò 180 mila ettari di latifondo in poderi unifamiliari o in quote integrative di piccolissime proprietà particellari. Fu il disagio post-bellico, che spesso significava autentica fame, ad imporre questo massiccio intervento molto prima che il miracolo economico della ricostruzione nel Nord Italia, in Germania, in Svizzera e in Francia richiamasse tante braccia da sguarnire anche le zone rurali ad agricoltura più consolidata. Nella prima sessione del convegno si ricorderà quel periodo, tra riflessioni storiche e testimonianze, attraverso l’attività di uno dei tanti tecnici agricoli che furono impegnati nell’azione di riforma fondiaria, l’agronomo Antonio Ferro, nel ventennale della sua scomparsa. Nella seconda sessione, invece, si affronteranno i temi legati allo sviluppo rurale nelle prospettive della PAC 2028-2034. Il budget previsto per la PAC 2028-2034, nell’ambito della proposta della Commissione Europea, ammonta a un minimo di 293,7 miliardi di euro per l’intera UE, ovvero un minimo di 31 miliardi di euro per l’Italia: -22,4% rispetto alla PAC 2021-2027. E’ opportuno ricordare che i due dati non sono comparabili visto che nella attuale programmazione finanziaria il budget allocato per ogni politica non cambia, mentre nel futuro Quadro Finanziario Pluriennale ci saranno ampi margini di flessibilità e l’ammontare dedicato alla PAC indica solo il minimo dedicato all’agricoltura. L’agricoltura dovrebbe, comunque, mantenere un ruolo centrale e i piani di Partenariato nazionale e regionale includere anche le risorse aggiuntive per la sicurezza dei territori, la gestione dei flussi migratori e la competitività. Secondo le Organizzazioni Agricole Italiane, invece, verrebbero previste più riforme con minori risorse. E gli agricoltori pagherebbero il prezzo di tutto questo. Tali rivendicazioni sono state alla base della manifestazione unitaria che tutte le organizzazioni agricole europee hanno tenuto a Bruxelles il 18 dicembre 2025. In seguito, grazie alla trattativa condotta soprattutto dall’Italia con la Commissione Europea, a partire dal mese di gennaio 2026 la dotazione finanziaria della PAC 2028-2034 è stata integrata con ulteriori 45,3 miliardi di euro per l’EU a 27 (corrispondenti a 4,7 miliardi di euro per l’Italia), grazie alla possibilità di destinare agli interventi PAC fino al 10% della riserva non allocata. In questo modo la dotazione finanziaria italiana per la PAC 2028-2034 passa da 31 miliardi di euro della proposta della Commissione del luglio 2025 a 40,7 miliardi di euro, un miliardo di euro in più rispetto alla dotazione 2021-2027. Va ricordato, tuttavia, che la quota del 10% della riserva non allocata sarebbe potuta essere destinata comunque all’agricoltura, ma solo a partire dal 2031 e che in ogni caso spetta allo Stato membro la decisione di anticiparne l’impiego e di destinarla alla PAC. Lo scorso 9 febbraio la Corte dei Conti dell’EU ha espresso delle perplessità sulle proposte di regolamenti che, una volta approvati, disciplineranno l’agricoltura e il settore agroalimentare dell’Unione Europea dal 2028-2034. I revisori dei conti europei segnalano diverse criticità operative e gestionali nella nuova PAC, tra cui incertezza sui finanziamenti, rischio di disparità di trattamento tra gli agricoltori e scarsa trasparenza verso i cittadini. In particolare viene sottolineato che: “La maggiore flessibilità consentita ai Paesi dell’EU non dovrebbe mettere a rischio gli obiettivi della PAC, quali un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima e la sicurezza alimentare”. Dopo trent’anni di “riforme”, il messaggio è chiaro: l’attuale proposta della PAC post 2027 presenta più ombre che luci e il mondo agricolo italiano è comprensibilmente in fermento. 

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