Il position paper è stato realizzato dalla Associazione Italiana Società Scientifiche Agrarie - AISSA e dall'Accademia dei Georgofili, condiviso anche con l’Accademia Nazionale di Agricoltura e con il CONAF, Consiglio nazionale dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali.
I curatori del documento sono: Marco Marchetti, Fabio Salbitano, Claudia Arcidiacono, Rita Biasi, Stefano Bovolenta, Tommaso Chiti, Nicoletta Ferrucci, Carmelo Maucieri, Stefano Mocali, Renzo Motta, Alessia Perego.
Il Regolamento europeo sul ripristino della natura rende necessario chiarire il rapporto tra natura, processi ecologici e biodiversità, evitando sovrapposizioni generiche e automatismi interpretativi che individuino, nella gestione dei sistemi agrari, pastorali e forestali, componenti di mera conflittualità con i quadri ambientali.
Nel contesto italiano, la biodiversità non coincide con condizioni di naturalità intesa come assenza di intervento umano. I paesaggi italiani sono infatti, nella stragrande maggioranza, il risultato di una lunga e continua interazione tra processi ecologici e pratiche agricole, pastorali e forestali.
In coerenza con quanto affermato dalla Convenzione Europea del Paesaggio, il paesaggio stesso è il prodotto dell’azione congiunta e dinamica di fattori naturali e antropici, e non può essere interpretato come una realtà statica o “cristallizzata”.
In questo quadro, l’agricoltura, la selvicoltura e, più in generale, le attività del settore primario assumono un ruolo centrale. Esse non solo riguardano una porzione significativa della superficie nazionale, ma hanno storicamente plasmato - e continuano a plasmare - la fisionomia del territorio attraverso una pluralità di sistemi colturali.
Disconoscere questa dimensione significa adottare un’idea astratta e decontestualizzata di natura, che tende a separare artificialmente la biodiversità dai contesti socio-economici
che ne hanno consentito la formazione e la conservazione. Una simile impostazione rischia inoltre di tradursi in politiche di tutela orientate a “fermare” i processi in atto o a ripristinare configurazioni del passato non più esistenti, in contrasto con i principi stessi della cura dinamica del paesaggio e delle sue componenti.
Il ripristino dovrebbe pertanto essere inteso come processo guidato, fondato su conoscenze ecologiche e storiche, e non come semplice sottrazione dell’uso umano del territorio, pur possibile in ambiti determinati e circoscritti come specifica scelta gestionale.
Ne deriva la necessità di integrare le politiche di ripristino con strumenti economici e gestionali coerenti, capaci di sostenere gli operatori e garantire la continuità delle funzioni ecologiche e produttive del territorio.
(dall'INTRODUZIONE)
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