Amaranto: pseudocereale dai molteplici indirizzi. Prove di adattabilità in Toscana e prospettive di mercato

Incontro - ore 15.00

Anticamente era uno degli alimenti dei Maya, Incas e Atzechi, ma per secoli la sua coltivazione è rimasta limitata a piccole comunità in Messico e sulle Ande. Oggi l’amaranto – uno pseudocereale non molto noto in Europa – viene riscoperto grazie alle sue virtù nutritive.
Le principali caratteristiche di questa specie, di cui, oltre ai semi, si possono consumare anche le foglie a guisa di spinaci, sono l’elevato contenuto di proteine, di lisina e di calcio, oltre ad essere caratterizzata dall’assenza di glutine e quindi idonea all’alimentazione dei celiaci. In particolare il contenuto di lisina dei semi, superiore ad alcuni alimenti di origine vegetale (cereali, fagioli, soia) e animale (carne, latte, uova), conferisce a questa specie elevate potenzialità di mercato.
Presso il Dipartimento di Scienze delle Produzioni vegetali, del suolo e dell’Ambiente Agroclimatico dell’Università di Firenze, nel 2010 è stato costituito un gruppo di ricerca sull’amaranto coordinato dal prof. Paolo Casini. Grazie ad un finanziamento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze sono state svolti condotti prove agronomiche con Amaranthus cruentus L. e A. hypocondriacus L. per valutare la possibilità di coltivare questa specie in Italia Centrale.
Le ricerca hanno riguardato anche la caratterizzazione della farina ottenuta dai semi attraverso i profili degli aminoacidi, degli acidi grassi oltre ai contenuti di elementi minerali, di polifenoli e di flavonoidi.
Anche se questa pianta non è destinata a sostituire nessuno dei grandi cereali, potrebbe rappresentare, se inserita nella giusta filiera, un nuovo mercato che attualmente è soddisfatto soltanto da prodotti d’importazione.


Interventi di P. Casini, M. Giannattasio, F.La Rocca e J. Murguia Gonzales

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