Recensione
CHARLES MARIE DE LA RONCIÈRE, Firenze e le sue campagne nel Trecento. Mercanti, produzione, traffici, Firenze, Olschki, 2005, (Biblioteca storica toscana, I, 48), XVI-442 pp.


La stretta simbiosi che lega la Firenze trecentesca alle sue campagne costituisce il quadro di fondo degli studi del De La Roncière, recentemente pubblicati a cura della Deputazione di Storia Patria per la Toscana dall’editore Olschki di Firenze, in parte inediti. Si tratta infatti di una parte della Tesi di Stato dell’Autore e della traduzione di alcuni capitoli del noto volume Prix et salaires à Florence au XIV siècle.
Come è noto l’approvvigionamento alimentare della Firenze del XIV secolo dipendeva in massima parte dal suo contado. Contratti (affitto o mezzadria), statuti, atti notarili documentano una produzione agricola differenziata: cereali, coltivazioni arboree (vite e olivo), alberi da frutto, ortaggi. La circolazione avveniva in una fitta maglia di commercio locale intorno alla metropoli, ma che interessava anche i mercati del contado a livello regionale. Analogamente per il bestiame e il rifornimento di carne (manzo, maiale, pecora, vitelli, agnelli, capretti) e di formaggio. Anche l’artigianato (tessile, cuoio, metalli, ceramica) costituiva un elemento importante dell’attività delle comunità del contado. Naturalmente il flusso di vendite seguiva anche la direttrice inversa, dalla città al contado, particolarmente per certi prodotti dell’artigianato e della tessitura. Le infrastrutture degli scambi, le strade e i mercati, occupano la seconda e terza parte del volume. Anche nel caso della viabilità l’attenzione del lettore è portata a soffermarsi non solo sulla rete stradale e fluviale, ma anche sulle competenze della Signoria, delle comunità rurali e dei privati; sulle politiche adottate dal Comune; sulle forme di ospitalità, alberghi e spedali. Da notare l’interesse da parte del Comune, documentato attraverso le Deliberazioni e la produzione legislativa, per l’esistenza di mercati rurali, in alcuni casi vere e proprie creazioni, in altri restaurazione di precedenti. Tali mercati risultavano così distribuiti in maniera abbastanza uniforme lungo la rete stradale, le valli e i confini dello stato.
I mercati, inoltre, sono esaminati sia nel loro aspetto di luogo di incontro e socializzazione all’interno della vita delle comunità rurali, sia negli aspetti più strettamente commerciali. Le transazioni riguardavano numerosi prodotti: frutta, legumi, fichi, uova, polli, piccioni, formaggi, lana grezza, lino, zafferano, carbone da legna, legna da ardere, cacciagione. Ma soprattutto cereali e bestiame. Questa fitta rete di scambi, i suoi attori, le sue articolazioni, rappresentano in effetti uno degli aspetti che rendono ancora oggi pieni di interesse gli studi del De La Roncière. Si tratta dei capitoli dedicati all’organizzazione e al sistema dei mercati, agli intermediari, alle varie professioni mercantili, allo svolgimento dell’attività commerciale (acquisti, vendite, stoccaggio, ricorso al credito), alla formazione dei prezzi nelle campagne. In questo mondo vivevano mercanti, intermediari, addetti ai trasporti (trasportatori e vetturali), speculatori, usurai, tutti con una grande dimestichezza delle tecniche commerciali più specializzate. Tra gli intermediari professionisti risultavano biadaioli, oliandoli, macellai, vinattieri che si approvvigionavano a loro volta da mercanti locali. È questo un aspetto di grande importanza, ovvero l’esistenza, tra produttori e consumatori, di una articolata rete di mercanti di professione. L’esempio dei fornitori dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nel XIV secolo dimostra la difficoltà da parte dei contadini di accedere direttamente agli acquirenti. Una tipologia di mercanti che aveva caratteristiche molto particolari nella organizzazione della distribuzione tra città e contado dei generi alimentari, vino compreso. Esistevano poi compagnie commerciali (commende e compagnie) per il grano, il vino e l’olio, il bestiame e i tessuti. Intorno a questa attività si vennero quindi a creare delle comunità mercantili nel contado e una loro specifica identità: i borghi. Proprio ai borghi del contado e alle comunità mercantili sono dedicate le pagine finali, ripercorrendone le trasformazioni nel corso del Trecento.


PAOLO NANNI



TRATTO DA WWW.GEORGOFILI.IT
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